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Il Lato A di Alessandro De Martino
Scarica il podcast della puntata. Alessandro De Martino, torinese, è il CEO di Continental Italia ma soprattutto un grande appassionato di musica. Dire solo esperto non gli renderebbe giustizia. Quando gli ho proposto di essere il primo protagonista di questa rubrica, dopo le domande di rito ha subito accettato e con pochi convenevoli ci siamo subito immersi […]
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Alessandro De Martino, torinese, è il CEO di Continental Italia ma soprattutto un grande appassionato di musica. Dire solo esperto non gli renderebbe giustizia. Quando gli ho proposto di essere il primo protagonista di questa rubrica, dopo le domande di rito ha subito accettato e con pochi convenevoli ci siamo subito immersi nella musica. Alessandro ha una passione genuina e, appena gli chiedo quali siano le quattro canzoni che costituiscono una virtuale playlist della sua vita, pare quasi di sentir scorrere la puntina sul vinile che preannuncia le prime note. In questo caso quelle di That’s the way of the world dei mitici Earth, Wind and Fire: per lui rappresentano il vero e proprio salto qualitativo di una band che sino ad allora era sempre stata considerata – a torto – una band dance. In effetti è un testo bellissimo che esprime valori positivi ed invita alla fiducia nel futuro.
Poi mi sorprende con un pezzo strumentale, Weekend in L.A. di George Benson. Ci lasciamo idealmente avvolgere dalle note jazz, eleganti e raffinate. E meno male che Benson, sorride Alessandro, era sempre stato considerato un artista dance! Ogni nota è una delizia e scopro che nella produzione ci sono collaborazioni di prima classe come Jorge Dalto al pianoforte e tastiere e Stanley Banks al basso. E poi, in un crescendo perfetto, arrivano gli Stones con Get off my cloud, il primo singolo uscito dopo Satisfaction. Ritmiche essenziali e graffianti in perfetto stile Garage Band che ricordano i primi Ramones. Alessandro promuove anche il testo che definisce tra i migliori testi rock di sempre. A questo punto – lo confesso – non vedo l’ora di sapere quale sia il quarto pezzo per il quale scomodiamo un neo premio Nobel. Mentre partono le note di Jokerman di Dylan, è impossibile non soffermarsi sul testo, pieno di riferimenti biblici: si dice infatti che il “jokerman” farebbe riferimento alla figura di Gesù che allo stesso modo, durante la sua vita, fu visto come un pazzo o un impostore. Bellissimo pezzo e strepitosa la qualità dei suoni ed arrangiamenti (non ultimo accompagnava alla chitarra tale Mark Knopfler) ed anche per il videoclip che alterna primi piani di Dylan a classici della storia dell’arte, come il Giardino delle delizie di Bosch, o opere del Mantegna e Goya.
Lato B, il ruolo in azienda
La prima tappa di questo viaggio musicale è alle spalle e ci ricordiamo che siamo “gente d’azienda” quindi Alessandro mi racconta di come è riuscito a coniugare la passione per la musica e la passione che mette nel lavoro. Appena nominato AD, riunì tutti i commerciali con l’obiettivo di far passare alcuni concetti molto importanti e scelse di abbinare ad ogni concetto un grande classico. Così mentre dal pulpito passava da un tema all’altro, in platea le casse sparavano le note di Money dei Pink Floyd per sottolineare l’importanza della redditività. Un bel modo di presentarsi, non poteva essere altrimenti. Alessandro vive, viaggia, lavora con la musica e da questa, come i suoi idoli del rock, trae ispirazione e trova la carica nei momenti di difficoltà. E in più – mi dice ridendo – è legale.
Mancano pochi giri di vinile ai saluti e mi piacerebbe sapere quale brano sceglierebbe sul tema del lavoro e chiudiamo in bellezza con Prove It All Night un brano del Boss Bruce Springsteen di fine anni ’70, tratto da Darkness in the Edge of Town. Non mi era chiaro il nesso ma, appena il brano inizia, fuga ogni dubbio: I’ve been working real hard, trying to get my hands clean …
Il viaggio musicale nelle aziende continua.
Credits:
Snooky Records Studio di Marzio Francone
Unsplash.com. Saxophone by A. J. O’Reilly
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